Ennio Morricone, L’estasi dell’oro
Il sindacato dei capitani: “Gli inchini si fanno per divertire le passeggere. Ci sono più morti nel weekend per le strade”. La nave della libertà
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Le proprietà dell’acqua
Un bell’indizio di un paese che non sa veramente da dove cominciare per svecchiarsi viene dalla discussione intorno all’articolo 18. Come si creano nuovi posti di lavoro? Non lo so, ma l’articolo 18 non si tocca. Qual è la (falsa) alternativa a uno statuto che tutela il contratto di lavoro? Non lo so, ma l’articolo 18 non è un tabù. Come si potrebbe riorganizzare la mobilità? Non lo so, ma parliamo dell’articolo 18. Un po’ come se per risolvere il problema della distribuzione dell’acqua nel territorio italiano ci si mettesse a discutere delle sue proprietà: è bagnata? è umida? è liquida? è trasparente?
Ma quale trasformazione culturale
Tra la prima metà del XIX e a tutto il XX secolo sono state scritte tonnellate di pagine sulle dinamiche sociali, il modo in cui noi ci vediamo, il modo in cui vogliamo mostrarci, il modo in cui condividiamo le nostre esperienze. La condivisione delle proprie esperienze è uno dei modi più elementari per rendere reale ciò che si è vissuto. Poi è arrivato il web, e pare che le cose siano radicalmente cambiate. Apparenza. E’ solo una questione di mezzo, di tecnica, di strumenti con i quali lo scopo non cambia. A dirla tutta, il fatto che questi mezzi stiano cambiando il nostro comportamento, è una vecchia questione iniziata molto prima, con chi rifletteva sulla tecnica già nel 1929. Perciò diffidate dalle letture superficialmente critiche sulla superficialità di facebook e simili. Sono mezzi. Se proprio si vuol capire cosa stia accadendo, Max Weber e la scienza psicoanalitica del ‘900 vanno più che bene. Anzi, credo che facebook, più di ogni altro, ironizzi sul nostro esibizionismo che, negli ultimi 10 secoli, non è cambiato di una virgola. E questa non è una critica.
Comandante stiamo affondando! Ciaoooo. MOMENEVADO. UN FILM DI MACCIO CACASOTTO
Tv on the Radio, Wolf like me (Live on Letterman)
Take your time when everyone knows
if it starts too fast it’s gonna end real slow
— Megafaun
Eroe?
Non mi piace la retorica populistica dietro la telefonata tra De Falco e Schettino. Non chiamiamo eroe uno che fa semplicemente il suo dovere, la sua professione. L’eroe è tutt’altro che un uomo che sveglia e riprende un uomo paralizzato dalla paura e dall’incompetenza. L’eroe è un folle, perché mette a repentaglio la sua vita e poco si cura di sé stesso. Allora come dovremmo chiamare chi compie un atto straordinario, come quelli che sottobordo hanno recuperato sopravvissuti e cadaveri, superuomini? Gli italiani sono esausti dopo anni di idolatria di un uomo mediocre. Così la fermezza e la lucidità di un professionista viene scambiata per eroismo, e la normalità di una telefonata in un momento di grande tensione viene scambiata per qualcosa di straordinario.
It’s business baby!
Diciamolo subito, chiaro e tondo: la crociera è un grosso business. E dove girano molti soldi l’etica vacilla. Incrociando le testimonianze confuse dei passeggeri con le conversazioni tra Schettino e la Capitaneria di Porto, emerge la figura di un comandante molto preoccupato delle personali conseguenze legali per un incidente di queste proporzioni, piuttosto che dell’immediato: fare il comandante di una nave che affonda.
Quanto guadagna un comandante di una nave da crociera da 4mila passeggeri? Non ne ho la più pallida idea. E non è questo il problema. Il problema è quando diventa l’unico criterio per cui si sceglie un mestiere del genere.


